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Poesie di Paolo Elia Sala:


Libri

Pubblichiamo in queste pagine alcune poesie di Paolo Elia Sala che ha amato il proprio paese e Montepiatto in particolare. In particolar modo le poesie qui riprodotte sia nella versione scritta che in quella recitata, sono in dialetto tornasco (variante del milanese) e trattano di Montepiatto; sotto a ciascuna di esse è riportata anche la traduzione in lingua italiana.

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Chiesa

LA GESA DE MUNTPIATT

(poesia in dialetto tornasco)
Pròpi in scìma a ‘na scalèta
che rampéga sü' sü’ in àalt
gh’è ‘na Gésa che me spèta
e 'n del céel la fà risàalt.

Urmai l’uura l’è deserta
E l’è ‘l bùn del gran calur;
dumà scàpa una lüserta
sura ai sass scottaa del suu.

‘Rent a i müür a scundiröla
düü parpàj che fann l’amuur
paar che giüghen la caröla
vestii sü’ de bèj culuur.

Forzi l’è st’ària de festa
che me invìda e fà prupéens
a pussà in la Gésa fresca,
prufümada cun l’incéens.

O Signuur, che de la paas
te sée ul rè dispensaduur,
varda un poo i mè tristi caas,
tìrum fö’ di mè duluur.

Ché se pöö nu gh’è mutiiv
de tömm giù de la mia cruus,
almén rèstum bùn amiis,
sculta sempre la mia vuus.
Paolo Elia Sala
Traduzione:

Proprio in cima ad una scaletta, -che arrampica su su in alto, -c’è una chiesa che mi aspetta –e nel cielo fa risalto. –Ormai l’ora è deserta –nel bel mezzo della gran calura: -solo scappa una lucertola -sopra i sassi scottati dal sole. -Dietro ai muri, a nascondino, -due farfalle che fanno l’amore, -pare che giochino alla danza, - vestite con dei bei colori. –Forse è questa aria di festa –che mi invita a fare propositi –a riposare nella Chiesa fresca, -profumata con l’incenso. –Oh Signore, che di questa pace sei il re dispensatore, -guarda un po’ i miei tristi casi, -tirami fuori dai miei dolori. –Che se poi non c’è motivo –di scaricarmi dalla mia croce –almeno restiamo buoni amici, -ascolta sempre la mia voce.
Baita

CIÀU MUNTPIATT!

(poesia in dialetto tornasco)
Hoo saraa-sü’ la cà (*)
e inséma la speranza
ch’éri verdüü a sò téemp
quand che cresséva ul suu.

E tütt i ann l’è inscì.
Finìda la stagiùn,
te cunségni, Munpiatt,
a l’ann che vegnarà.

Dorma tranquill st’invernu
sutt a la néev a al gèll …
In de la stanza müta
se sentirann dumà
 
quii tò rümuur sutii
e quell scricà impruviis
che nass senza un mutiiv
dai müür, dal lègn, dal fèer,

da l’ànima che viiv
anca in de tì, dedent.
Mì saroo fö’ a cumbatt
cul téemp che me mastìna.

Spètum quiètt, Muntpiatt!
Vegnaroo an’mò a scultà
sti vuus bèn cunussüü,
se vengi la furtüna

de vegnì an’mò a truatt.
Ma se duvess mancà,
an’mì deventaroo
vün de quii scricch legèer,

discrèta cumpagnìa,
bisbìli misteriuus
de gent già naa suttvìa,
che dopu ul sanmichée

tòrnen cun nustalgìa
a quel che hann lassaa indrée
e fann sentì i so vuus.
* La casetta di Montepiatto
Paolo Elia Sala
Traduzione:

Ho chiuso la casa –e insieme la speranza -che avevo aperto a suo tempo –quando cresceva il sole. –E tutti gli anni è così. –Finita la stagione, -ti consegno, Montepiatto, all’anno che verrà. –Dormi tranquillo quest’inverno –sotto la neve e al gelo … -Nella stanza muta –si sentiranno solo –quei tuoi rumori sottili –e quello scricchiolio improvviso –che nasce senza un motivo –dai muri, dal legno, dal ferro, -dall’anima che vive -anche in te, di dentro. –Io sarò fuori a combattere –col tempo che mi macina (logora). –Aspettami quieto, Montepiatto! –Verrò ancora ad ascoltare –queste voci ben conosciute, -se vinco la fortuna –di venire ancora a trovarti. –Ma se dovessi mancare, -anch’io diventerò –uno di quei scricchiolii leggeri, -discreta compagnia, -bisbiglìi misteriosi –di gente già andata discretamente, -che dopo il trasloco a miglior vita –tornano con nostalgia –a quello che hanno lasciato indietro –e fanno sentire le loro voci.


PREFAZIONE

Parlare di Paolo, amico prediletto, partecipe di comuni ideali d’arte e di pensiero, mi emoziona sempre. Dotato di uno straordinario carico di umanità, la sua vasta produzione letteraria si avvale con maestria di due moduli: italiano e dialetto. Nel primo si sente la matrice classica della sua cultura, nel secondo una grande ricchezza lessicale e un’assoluta correttezza formale si sposano all’acutezza e all’originalità delle sue metafore, sia nelle prose che in poesia. Colto, sapeva trattare con competenza qualsiasi argomento, dal più elevato al più banale, anche se, per la sua innata modestia, non era facile farlo parlare. Ma quando cedeva alle insistenze degli amici, era un piacere ascoltarlo. Aveva il dono di comunicare adeguando spontaneamente il suo dire al livello dell’ascoltatore così da affascinare sia il dotto che il bambino. Il poemetto “De Turnu a Muntpiatt” è l’ultimo suo lavoro in poesia dialettale, un invito a ripercorrere con lui le memorie della sua esistenza. Con lui saliamo l’erta che porta alla vetta e al Santuario del monte, a rivivere, via via, l’alternarsi di gioie e dolori, di luci e di ombre della sua vita. Coinvolgendoci, affascinandoci, appassionandoci, turbandoci, commuovendoci... Evadendo con lui dalla realtà, ci ritroveremo nell’atmosfera di tempi cupi e lontani, ad ascoltare storie di credenze, di magia e d’amore. Alla fine raggiungeremo la vetta e la pace. Ed ancora una volta sentiremo il rimpianto di non averlo più con noi, insieme a Giuliana, agli amici acaryani, nei nostri anni felici... Amico prediletto, ci manchi.

Graziella Molinari

PRO LOCO TORNO

21 novembre 1920. Esattamente 100 anni fa nasceva a Torno Paolo Elia Sala. Se faccio due passi nella memoria, mi accorgo di aver conosciuto due Paolo. Il primo ricordo è legato alla mia infanzia quando cominciavo a conoscere le persone che vivevano nel mio stesso paese e devo dire che alcune di queste persone mi incuriosivano più di altre. E con Paolo è stato così. Mi rivedo con i pantaloni corti in giro per le strade di Torno, e ogni volta che lo incontravo sulla via, il mio era un saluto timido e referenziale “Buongiorno Sciuur Sala”. Un aspetto imponente da vero signore. Poi ognuno riprendeva la propria strada verso casa e quell’immagine entrava già di diritto nel passato. In età più adulta (anni ‘70, io ero già sposato e domiciliato a Laglio) ho conosciuto e riconosciuto un altro Paolo e le due suddette strade erano, nel frattempo, diventata una sola sulla quale, senza saperlo, ci siamo reincontrati: LA POESIA. E, a proposito di percorsi, mi piace dire due cose sul poemetto prima vissuto e poi scritto in dialetto tornasco “De Turnu a Muntpiatt”, un vero “road book”, che unisce la fatica fisica allo stupore poetico. L’anno scorso durante una seduta consigliare della Pro Loco Torno (della quale mi onoro di essere presidente), proposi per il 2020 di programmare un evento che ricordasse il centenario della nascita e il ventennale della morte di Paolo Elia Sala, figura emblematica inserita totalmente nel tessuto culturale tornasco. La risposta del consiglio fu unanime ed entusiasta e quando tutto questo fu riferito alla famiglia Sala, ai figli venne l’idea di pubblicare il poemetto sopracitato con la novità di una traduzione in italiano, in tal modo che ne possa usufruire chi non conosce il dialetto e con il libro in mano possa intraprendere il cammino da Torno a Montepiatto e, attraverso le parole del poeta, trovarsi inaspettatamente a compiere un viaggio più che fisico, interiore. A nome di tutta la Pro Loco, auguro a chi leggerà questi stupendi versi buona lettura e buona passeggiata.

Vito Trombetta
presidente “Pro Loco Torno”

ASSOCIAZIONE AMICI DI MONTEPIATTO

La prima volta che ho avuto tra le mani “De Turnu a Muntpiatt” avevo 12 anni. La sua pubblicazione risale, infatti, al 1993, inserita nel libro “Tra realtà e poesia”. Ma, già allora, quelle atmosfere e quelle ambientazioni per me non erano una novità, avendo avuto la fortuna ed il privilegio, in qualità di nipote, di poter ascoltare quasi quotidianamente storie, racconti e poesie direttamente dalla voce del loro autore. Quella fortuna è durata un’altra manciata di anni e quel ragazzino che, dovendosi scontrare anche con la difficoltà di capire il dialetto, era inizialmente in grado di comprendere solo le caratteristiche più descrittive ed immaginifiche di quest’opera, crescendo ha imparato a cogliere anche gli altri aspetti che la caratterizzano. De Turnu a Muntpiatt” è, infatti, un viaggio, che si può percorrere su più piani. Certamente è un itinerario reale e concreto: ogni poesia corrisponde ad un pezzo di strada, ogni verso descrive un luogo e rievoca una storia. Basta che il lettore abbia percorso la mulattiera da Torno a Montepiatto anche solo una volta, per riuscire a ritrovarsi immerso in quel cammino. Ma i componimenti, nel loro susseguirsi, rivelano anche le esperienze vissute: le fatiche, le gioie e le tribolazioni che tutti noi affrontiamo e che costituiscono il percorso della nostra vita. Infine, per chi ha avuto la possibilità di conoscere l’autore, si tratta anche di un viaggio nella sua persona: una sorta di “testamento”, di presentazione delle proprie aspirazioni e realizzazioni. Ogni lettore potrà, quindi, scegliere quale di questi viaggi intraprendere. Con la certezza che l’arrivo, reale o metaforico, a Montepiatto non potrà che aprire il cuore sulle bellezze di questo luogo che dobbiamo custodire, anche in virtù del lascito di chi ci ha preceduto, e sul quale possiamo continuare ad imparare, anche grazie ad opere come quella di Paolo Elia Sala.

Giacomo Sala
presidente dell’Associazione Amici di Montepiatto